Lavorare in Austria

La disoccupazione più bassa d'Europa, un mercato del lavoro estremamente flessibile, un sindacato fortissimo e uno stato sociale che funziona. Questo significa lavorare in Austria, tra interlocutori che funzionano perché forti

Lavorare in Austria significa confrontarsi con un mercato del lavoro flessibile, un sindacato forte e non dispersivo e con il tasso di disoccupazione più basso di tutta l'Europa. I disoccupati qui sono ancora meno di quelli che si trovano in Olanda, in Germania o in Lussemburgo, tutte realtà in cui questo problema è sentito in percentuali al cui confronto, quelle italiane, fanno urlare dalla disperazione.

Secondo alcuni dati riportati anche da un blog legato alla testata online La Repubblica.it anche nel momento in cui la crisi cominciava a farsi inevitabilmente sentire anche qui, la percentuale di disoccupazione sembrava assestarsi attorno ad un quasi miracoloso 5%.. Frutto forse di una politica che ha sempre messo l'occupazione al primo posto e che ha visto l'Austria all'avanguardia nell'organizzazione dei così detti centri per l'impiego e ad una politica sociale che prevede sì aiuti per i disoccupati ma strutturati in maniera tale da non suscitare la tentazione di non cercare un lavoro. lavorare in Austria significa dunque muoversi in un contesto in cui le politiche sociali ed economiche sono fatte apposta per creare aiuti ma anche stimoli. I i poli per l'impiego ricevono finanziamenti sia dai sindacati sia dalla confindustria austriaca. Il mercato del lavoro austriaco è riuscito anche a contenere quello che è il problema più drammatico per molti altri paese e cioé quella della disoccupazione giovanile che qui resta attorno all'8%; aiutato anche da un buon uso dell'apprendistato fatto in sinergia direttamente con gli istituti professionali.

Molti sostengono che la vera forza del mercato del lavoro austriaco sia la sua organizzazione sindacale, composta sì da diverse correnti di pensiero ma fatta in modo che solo i sindacati più grandi possano dire la loro nelle vertenze e nelle contrattazioni legate a argomenti come il salario. Una filosofia che sembra quasi plebiscitaria ma che porta con sé un sindacato estremamente più forte e dal peso decisamente considerevole.

Ma lavorare in Austria significa anche trovarsi in una dinamica in cui, oltre alla forza del sindacato c'è anche un'estrema flessibilità del mercato. Gli imprenditori hanno facoltà di licenziare senza giusta causa con un periodo di preavviso che deve essere minimo di tre mesi e che aumenta in proporzione all'anzianità del lavoratore. E, come ricorda il blog che citavamo prima, nonostante ciò il tasso di sciopero in Austria è bassissimo. E sembra che a questa situazione contribuisca proprio la particolare dinamica che si viene a creare tra imprenditori e sindacato fortissimo: una situazione che porta entrambi a puntare sugli accordi più che sullo scontro.

Nel caso di un licnziameto il lavoratore riceve un'indennità che può raggiungere anche l'80% del suo ultimo stipendio per un periodo massimo di 52 settimane. Al termine di questo periodo scatta il così detto salario minimo che arriva a circa 700 euro mensili. Ma questo è garantito solo se il lavoratore si reca regolarmente all'Ams, un centro per l'impiego e che accetti di frequentare corsi di aggiornamento e che accetti anche i lavori offerti. Il sussidio diminuisce man mano che si rifiutano le offerte proposte. Diciamo quindi che lavorare in Austria significa muoversi in un contesto in cui non l'azienda a farsi carico di chi licenzia ma il sistema sociale.




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